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  • 4 mesi fa
Londra, Oxford street, pieno agosto: tutti pazzi per Labubu con code infinite per accaparrarsi il mostriciattolo alto 20 centimetri diventato ormai un simbolo identitario oltre che un oggetto da collezione.

Ma dietro gli occhi sgranati e il sorrisetto malefico si muove una macchina finanziaria ben oliata: quella di Pop Mart, l'azienda cinese di giocattoli quotata alla borsa di Hong Kong, nota per la vendita di giocattoli di 'design' collezionabili, spesso venduti in formato ‘blind box’, ossia a scatola chiusa. Tutto parte infatti da qui: vendere l'incertezza. Le 'blind box', vendute tra i circa 20 e i 35 euro l'una, contengono, a seconda della serie, personaggi a sorpresa come Labubu, Skullpanda e Dimoo. Il desiderio di completare la collezione, trovare il colore che si cerca o trovare la versione rara, innesca un ciclo compulsivo: si compra, si scarta, si scambia. E, per tanti, si rivende al doppio o al triplo rispetto al prezzo di partenza.

È proprio il mercato secondario ad aver raggiunto in breve tempo cifre monstre: fino a 5mila dollari per un singolo pezzo. In Europa e in Italia non è raro vedere pezzi valutati oltre mille euro sulle piattaforme di reselling. A Milano, a due passi da via Paolo Sarpi, in piena Chinatown, c’è un negozio che ha una lista d’attesa per accaparrarsi il Labubu che si desidera alla modica cifra di 400 euro e oltre.

Le lunghissime code fuori dai negozi sono scene di ordinaria follia e possono trasformarsi in risse, costringendo i negozi a sospendere temporaneamente la vendita. Come accaduto a Londra, dove Pop Mart ha tolto i Labubu dagli store inglesi per proteggere sia i suoi dipendenti che i clienti dalle risse.

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