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  • 4 mesi fa
MILANO (ITALPRESS) - Quanto costano i cambiamenti climatici? Quali sono i Paesi più esposti? Quali sono i Paesi più impegnati nella transizione? E l’Europa sul rischio fisico e su quello di transizione come si posiziona? Oggi c’è necessità di calcolare l’impatto economico dei cambiamenti climatici ma non è facile. Il cambiamento climatico e le sfide vinte e da vincere legate alla transizione in essere sono sempre più di interesse. La Banca Europea degli Investimenti (BEI) ha presentato l’ultimo report sulla valutazione del rischio climatico per tutti i Paesi del mondo, definendo uno score. Il report scinde il rischio fisico da quello di transizione per valutarli meglio. Tra i Paesi più esposti al cambiamento climatico le aree dall’economia emergente, come quella africana o delle isole caraibiche, i cui i danni hanno pesanti ripercussioni sul PIL; per quanto riguarda l’Europa i danni sono limitati in termini relativi sempre sul PIL, ma non in termini assoluti. L’Italia si posiziona vicina alla media europea ma con 50 miliardi di euro di rischio acuto con il picco di 10 mld nel 2023 dovuti all’alluvione in Emilia Romagna. Per quanto riguarda la transizione invece i più esposti sono ovviamente i Paesi più sviluppati per i loro maggiori consumi energetici. Gli investimenti nell’adattamento e nella resilienza in Europa sono triplicati dal 2021. Il settore finanziario cerca sempre più queste informazioni e anche dagli USA c’è molto interesse sia sulla transizione verde ma ancor più sul rischio climatico, perché incide sulla redditività. Anche attraverso questo report e l’interesse generato si evidenzia come la sostenibilità rimanga sempre al centro degli interessi. Nella puntata 60 di Focus ESG, la professoressa Monica Billio - Università Ca’ Foscari Venezia e responsabile dello Spoke 4 finanza sostenibile della Fondazione Grins - e il Dottor Matteo Ferrazzi - Senior Economist, Principal Advisor European Investment Bank - con il giornalista economico Marco Marelli entrano nel merito con esempi concreti come quanto l’innalzamento delle temperature incide sulla produttività dei lavoratori o il condizionamento incide sui costi che l’azienda deve sostenere.
fsc/gsl

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Trascrizione
00:00Ben ritrovati da Marco Marelli e da tutta la redazione di Focus SG. In questa puntata
00:14accendiamo un faro sul rischio climatico globale, ma anche europeo e dopo entriamo nel dettaglio
00:20di quell'italiano. Grazie ai nostri ospiti, la professoressa Monica Biglio dell'Università
00:25Caposcari di Venezia e il Dottor Matteo Ferrazzi, Senior Economist della European Investment Bank.
00:32Partiamo da lei Dottor Ferrazzi perché avete pubblicato l'ultimo numero del Climate Risk
00:38Country Score dove emerge una situazione legata ai rischi climatici dell'Europa ma anche del
00:45mondo. Qual è questa situazione? Quali sono i paesi a maggior elevato rischio? Qual è
00:51la situazione in Europa se ci fa un attimo un quadro e poi arriviamo anche all'Italia?
00:55Grazie.
00:56Abbiamo pubblicato una sorta di rating paese, voi probabilmente avete familiarità con i
01:02rating cosiddetti sovereign che hanno delle metodologie sviluppate nell'arco degli ultimi
01:08100 anni. Noi invece abbiamo fatto una cosa che ancora non è molto diffusa, cioè i rating
01:13climatici, catalogando i vari paesi a seconda del loro rischio fisico o del rischio di transizione.
01:22I risultati sono abbastanza importanti nel senso che sappiamo che l'Europa, l'Italia o
01:29tanti altri paesi hanno delle perdite molto ingenti derivanti dai rischi climatici, ma in
01:33verità se lo rapportiamo rispetto all'economia abbiamo le economie emergenti che sono molto
01:38esposte, principalmente da le isole Caraibi, che o del Pacifico o i paesi dell'Africa, che
01:43hanno svariati punti di PIL che vengono tutti gli anni, subiscono dei danni consistenti.
01:50Per quanto riguarda l'Europa questi danni sono limitati in termini relativi, pur essendo
01:57in ammontari cospicui in termini assoluti.
02:02Economici?
02:02Stiamo parlando sempre di un impatto economico, il rischio fisico l'abbiamo calcolato rispetto
02:07al PIL e anche abbiamo un'analisi del rischio di transizione, che è quello che deriva fondamentalmente
02:13dai cambiamenti delle normative o dai cambiamenti delle preferenze dei consumatori, facciamo
02:19un esempio una fabbrica a carbone che probabilmente tra qualche anno non avrà più un valore, sono
02:26i cosiddetti stranded asset.
02:28Per quanto riguarda l'Europa, concentriamoci un attimo, quali sono i paesi più esposti
02:32e quelli meno esposti, che aree abbiamo più critiche?
02:37Allora, il rischio fisico, quello più esposto è la Romania, però abbiamo delle percentuali
02:43di PIL basse, meno dello 0,5% del PIL, quindi i paesi rispetto alla loro economia sono in
02:51grado di fare fronte ai danni che subiscono.
02:55Ovviamente il rischio climatico, stiamo ragionando a livello paese, sappiamo che può essere molto
02:59localizzato, concentrarsi su un porto o su una città.
03:02Dall'altro lato il rischio di transizione è molto più elevato, cioè i paesi sviluppati
03:05emettono molto, utilizziamo le automobili, viaggiamo in aereo, consumiamo molti beni,
03:11quindi i paesi sviluppati hanno un rischio di transizione molto più alto dei paesi emergenti
03:15e poi sappiamo che il rischio di transizione è anche molto elevato nei confronti agli esportatori
03:20di gas, petrolio e carbone.
03:23E per quanto riguarda l'Italia, che numeri sono venuti fuori rispetto alla media europea?
03:28Allora, l'Italia si posiziona molto vicino alla media europea, cioè l'economia italiana
03:35non subisce dei rischi strutturali dai rischi climatici, quello che è interessante vedere
03:42è che comunque le cifre sono ingenti nel corso degli anni, quindi sono vicini negli
03:48ultimi 25 anni a 50 miliardi di danni solo di rischio acuto, cioè di danneggiamenti derivanti
03:54dal calore o delle alluvioni e con dei picchi molto importanti, per esempio nel 2023 con le
04:01alluvioni in Emilia Romagna e quindi lì è un danno da 10 miliardi alle persone, alle
04:07infrastrutture, alle aziende.
04:10Questi studi che avete fatto sono maggiormente richiesti, hanno più interesse oggi rispetto
04:16al passato?
04:17Ricordiamo che avete iniziato a proporli dal 2021, quindi in questi 4 anni che evoluzione
04:22c'è stata di interesse?
04:25Allora, dagli accordi di Parigi in poi c'è un grosso interesse verso le tematiche climatiche
04:30e si sta sviluppando una letteratura che secondo me è ancora troppo lentamente, nel
04:35senso che sappiamo molto sul clima ma non sugli impatti economici, è molto complicato
04:40collegare le variazioni climatiche agli impatti economici, faccio un banalissimo esempio,
04:46il caldo tende a farci faticare un po' di più, siamo meno produttivi, per esempio sopra
04:52i 29 gradi il corpo umano inizia a reagire meno, sopra i 33 gradi la produttività del
04:58lavoro, quindi se io faccio un lavoro esterno nelle costruzioni o nell'agricoltura è quasi
05:02dimezzata la produttività del lavoro. È molto difficile stimare quanto tutti noi siamo
05:09fondamentalmente influenzati da questo calore e quanto riusciamo a lavorare in ambienti protetti
05:15dal calore, per esempio negli uffici o nelle fabbriche con l'aria condizionata. Il collegamento
05:19tra l'impatto economico e i fenomeni climatici è ancora in una fase embrionale. Le metodologie
05:26per stimare gli impatti a livello paese anche queste sono ancora limitate, non ci sono degli
05:31standard, i risultati tra le varie istituzioni possono essere diversi, al momento sono veramente
05:35pochi i rating climatici disponibili, noi li abbiamo messi anche sul sito se qualcuno li
05:41volesse usare per ogni singolo paese del mondo.
05:44E a livello di stakeholder penso ai fondi di investimento c'è molto interesse, come si sta
05:49muovendo riguardo a questi rating?
05:51Il settore finanziario in generale ha un ruolo importante nella transizione climatica, lo
05:57dice gli accordi di Parigi, l'articolo 2, quindi tutti i flussi finanziari devono essere
06:01coerenti con gli accordi di Parigi, questo fa sì che i fondi per esempio cercano queste
06:07informazioni e le banche specialmente per la gestione del rischio, specialmente ovviamente
06:13le banche che servono aziende internazionali che operano in diversi paesi del mondo.
06:18A livello globale voi siete la banca europea degli investimenti, i vostri alter ego in America
06:25o per esempio in Asia, Giappone o Cina com'è che si muovono?
06:30Gli alter ego sarebbero le istituzioni finanziarie internazionali, immagino come può essere la
06:35banca mondiale o l'Iberdi, non hanno questo strumento dei rating, però partecipano alla
06:42transizione con dei finanziamenti.
06:44Di noi per esempio la banca europea degli investimenti ha come obiettivo più della
06:48metà dei finanziamenti, sono a favore della transizione climatica e della sostenibilità,
06:52quindi c'è questo obiettivo che è stato ampiamente superato l'anno scorso, siamo
06:56vicini al 60% e quindi fondamentalmente le istituzioni internazionali partecipano alla
07:02transizione che poi avviene a livello mondiale.
07:06la Bay, la banca europea degli investimenti finanzia molto in Europa, ma anche fuori dall'Europa.
07:12E a livello di Bay quanti soldi è che gestite per queste, vi ho detto il 40% giusto?
07:19L'anno scorso è stato 60, quindi ogni anno l'anno scorso siamo riusciti a fare volumi
07:24per 89 miliardi di Euro nuovi, volumi nuovi, lo stock ovviamente molto più elevato e il
07:3160% va a supporto della transizione verde della sostenibilità, quindi sono infrastrutture
07:37energetiche, risparmio energetico, rinnovabili molto, investimenti in adattamento e resilienza
07:44che sono triplicati dal 2021 per esempio, è il modo fondamentalmente per supportare le
07:52priorità europee, la banca è uno dei vari meccanismi per farsi il braccio finanziario
07:58dell'Unione Europea e quindi sostiene le priorità europee.
08:02A livello globale, stakeholder asiatici o americani, come si stanno muovendo su questi
08:08studi, visto che abbiamo recentemente appreso di un cambio su Green da parte per esempio
08:14degli Stati Uniti, non così in Asia, avete delle richieste maggiori, inferiori per aree
08:20su questi dati oppure no strategici?
08:22In effetti da quando abbiamo pubblicato questa ricerca abbiamo ricevuto parecchie richieste
08:28da tutto il mondo, anche dagli Stati Uniti per poter avere i singoli rating e li abbiamo
08:33per questo anche pubblicati sul nostro sito, quindi direi che non ci può essere degli alti
08:42e bassi a livello di informazione sulla transizione energetica, però l'istituzione è una transizione
08:49verde, ma il rischio climatico c'è, quindi le banche e le istituzioni finanziarie lo stanno
08:55comunque valutando e quindi questo è uno dei vari strumenti di risk management che utilizzano.
09:00Professore Sabiglio, lei ormai da 25 anni ha un congresso a Venezia, ricordiamolo, che
09:08si occupa di rischi, quando è che avete per la prima volta introdotto il rischio climatico?
09:15Da molti anni organizzo questo convenio dedicato ai rischi, inizialmente era il rischio di credito
09:24che poi è evoluto. Abbiamo dedicato la prima edizione al rischio climatico, rischio del cambiamento
09:31climatico, perché in quel momento quello era il meccanismo in cui veniva percepito l'impatto
09:36poi di questo rischio anche alla gestione dei terminali finanziari nel 2019, quindi tra virgolette
09:43è deciso nel 2018. Come giustamente ricordava ci si è iniziato a parlare di rischio climatico
09:50o meglio della funzione, dell'importanza di una valorizzazione in termini di rischio e quindi
09:57di una corretta percezione e gestione del rischio derivante dopo gli accordi di Parigi
10:03e in particolare nel momento in cui in ambito finanziario se ne è percepita quella che viene
10:10cosiddetta la materialità, cioè il fatto che quel rischio si traduca poi concretamente
10:17in un maggior costo o in una minore capacità di produrre reddito, di produrre performance
10:24e di conseguenza diventa un aspetto rilevante dal punto di vista finanziario nel giudicare
10:33e valorizzare investimenti sia dal lato della rischiosità ma anche dal lato della capacità
10:40di produrre performance.
10:44Domanda per entrambi, ricordiamo che nel 1997 col protocollo di Chioto si è veramente acceso
10:50il tema sul clima alterante CO2, sono passati tantissimi anni ma è negli ultimi 10 anni che
10:56ci sono state delle politiche mirate per cercare di ridurre le emissioni di CO2 e si è dato
11:02in là alla transizione. Come mai secondo voi la finanza ci ha messo così tanto tempo
11:08a scoprire questo rischio? Professoressa Biglio, a lei la prima parola.
11:14Il tema ha due aspetti, c'è un lato che è tipicamente finanziario che è quello di comprendere
11:21e valutare quelli che vengono percepiti come rischi e quindi fino a quando non vengono percepiti
11:27come tali anche il mondo finanziario li prende meno in carico.
11:32Il passaggio è avvenuto anche dal punto di vista terminologico, il Global Compact delle
11:39Nazioni Unite è del 2000 e poi nel 2004-2005 c'è stato il passaggio dove è nata anche
11:46la terminologia stessa ISG e rischi ISG e quindi con quello che è stato l'apporto da parte
11:56del mondo della finanza. Quindi diciamo che Chiotto nel 1997 ha dato il via a una serie
12:03di prese di coscienza, prima a livello politico e a livello di governance, poi anche a livello
12:09finanziario. Ma è diventato poi effettivamente parte delle considerazioni, non semplicemente
12:15perché era la possibilità e il dovere di immaginare come andare verso investimenti e direzioni green,
12:23ma anche proprio nel quantificare, quindi nel valutare l'impatto. Giustamente prima ricordavo
12:29il Dottor Ferrazzi, molto spesso la difficoltà è di valutare questo impatto e quindi di tradurre
12:35quello che è non tanto è solo una necessità, una volontà, un desiderio di una transizione,
12:43ma è una necessità anche per mitigare, per ridurre quelli che sono i rischi che l'impatto
12:49climatico comporta. Dottor Ferrazzi?
12:54Grazie a questa profondità storica perché in effetti anche leggendo addirittura i documenti
12:59della conferenza di Rio che è del 92 fa abbastanza impressione vedere come molti elementi erano
13:05già scritti nero su bianco, in particolare dagli scienziati dell'OTONU che ancora adesso
13:10ci mettono in guarda dal livello di codice rosso della rischiosità del clima o nel 96 il
13:18vicepresidente americano Al Gore andava in giro presentando il suo documentario con
13:22cui ha vinto il Nobel per esempio, quindi c'erano molti elementi per accelerare ancora
13:27di più. La finanza come tutti gli altri settori c'è arrivata dopo Parigi, lì c'è stata
13:32una grossa accelerazione e quindi gli ultimi anni sono stati positivi e lo vediamo anche
13:39per esempio in Europa sull'abbassamento delle emissioni, l'Europa ha ridotto parecchio
13:44le emissioni sia in termini assoluti che in termini pro capite per esempio, quindi i
13:48risultati si vedono almeno a livello europeo dove sono state fatte delle strategie abbastanza
13:54forti. A livello mondiale le cose non sono così rose.
13:58Mi ha tolto le parole di bocca, per fortuna intanto noi facciamo i primi della classe e
14:02siamo europei e chissà che questo ci porti e ci ripaghi. Ringraziamo tutti i nostri gentili
14:08ospiti alla prossima puntata di Focus SG dove in questa puntata prima di lasciarci
14:13proprio 28 anni di un tema che ha avuto un crescendo rossignano e adesso abbiamo alcuni
14:19paesi, alcune aree che hanno messo in discussione l'acronima SG ma appunto c'è una storia
14:23dietro e una necessità di continuare a perseguire questo percorso che riguarda la resilienza
14:31della nostra Europa ma soprattutto del mondo intero e grazie alla European Investment Bank
14:38e a questo studio c'è molta attenzione da parte appunto di tutto il mondo delle strategie
14:43corrette da seguire. Grazie ancora alla prossima puntata.
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