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  • 4 mesi fa
Venezia, 17 giu. (askanews) - "Se non riusciamo a immaginare un mondo migliore e più armonioso, non avremo mai i mezzi necessari per ricostruirlo". Sono partiti da qui i due direttori Stefano Ricci e Gianni Forte per dare vita alla 52esima edizione della Biennale Teatro, intitolata "Niger et Albus", al termine di un quadriennio di direzione artistica contraddistinto dai colori. Un festival che continua a indagare i confini del teatro di oggi e apre spazi a giovani autori accanto a grandi nomi della scena internazionale.

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«E' il teatro contemporaneo, ma il teatro in genere è abbottonato a quella che è la nostra esistenza e l'esistenza è mutevole, quindi cercare di ingabbiare o di comprendere se c'è quel tipo di teatro o un altro. Il teatro è il tempo che abitiamo e quindi adottiamo quelli che sono gli strumenti a disposizione. E il teatro di oggi sicuramente sembrerà obsoleto fra cinque anni, proprio perché si nutre di tutto quello che riusciamo a respirare intorno a noi, fuori dal teatro. Quindi credo di lasciare quella che è una radiografia di quelli che sono stati questi quattro anni, delle possibilità che il teatro offre a livello planetario». Stefano Ricci, nel tracciare un'immagine della scena contemporanea in qualche modo traccia anche un bilancio complessivo del quadriennio, nel quale la Biennale Teatro si è mossa con coraggio e attenzione a tante voci diverse.

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Anni che hanno cambiato anche gli stessi direttori, come ci ha detto Gianni Forte: «Questi quattro anni mi sono serviti tantissimo per poter fare un esame anche su me stesso. Sono anni che mi hanno aiutato a capire tante cose, di cose che avevo messo da parte, di cose che avevo nascosto dentro di me e non avevo il coraggio di tirare fuori. Credo che questi anni mi abbiano aiutato molto a riprendere fiducia in me stesso, è una cosa che avevo un po' trascurato».

La Biennale Teatro del 2024 si è aperta con il collettivo anglo tedesco Gob Squad Theatre e il suo spettacolo "Creation", irrefrenabile riflessione sulla vita, il tempo, l'opera d'arte e il senso del palcoscenico.Uno spettacolo che traduce la volontà del festival di essere "uno spazio di desiderio, meraviglia, crocevia di dibattiti e confronti". Che è probabilmente la cosa migliore che ci possiamo augurare.

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00:00Se noi riusciamo a immaginare un mondo migliore e più armonioso, non avremo mai i mezzi necessari per ricostruirlo.
00:07Sono partiti da qui i due direttori, Stefano Ricci e Gianni Forte, per dare vita alla 52esima edizione della Biennale Teatro,
00:14intitolata Niger et Albus, al termine di un quadrienne di direzione artistica contraddistinto dai colori.
00:21Un festival che continua a indagare i confini del teatro di oggi e apre spazi a giovani autori accanto a grandi nomi della scena internazionale.
00:27Il teatro contemporaneo, ma il teatro in genere è abbottonato a quella che è la nostra esistenza e l'esistenza è mutevole.
00:35Quindi cercare di ingabbiare o di comprendere se c'è quel tipo di teatro o un altro.
00:41Il teatro è il tempo che abitiamo e quindi adottiamo quelli che sono gli strumenti a disposizione.
00:49Il teatro di oggi sicuramente sembra obsoleto fra cinque anni, proprio perché si nutre di tutto quello che riusciamo a respirare intorno a noi fuori dal teatro.
01:00E quindi credo di lasciare quella che è una radiografia di quelli che sono stati questi quattro anni, delle possibilità che il teatro offre a livello planetario.
01:12Stefano Ricci nel tracciare un'immagine della scena contemporanea, in qualche modo traccia anche un bilancio complessivo del quadriennio
01:19nel quale la Biennale Teatro si è mossa con coraggio e attenzione a tante voci diverse.
01:24Anni che hanno cambiato anche gli stessi direttori, come ci ha detto Gianni Forte.
01:28Questi quattro anni mi sono serviti tantissimo per poter fare un esame anche su me stesso.
01:38Sono anni che mi hanno aiutato a capire tante cose, di cose che avevo messo da parte, di cose che avevo nascosto dentro di me
01:50e non avevo il coraggio di tirare fuori e credo che questi anni mi abbiano aiutato molto a riprendere fiducia in me stesso.
02:04È una cosa che avevo un po' trascurato.
02:07La Biennale Teatro del 2024 si è aperta con il collettivo anglo-tedesco Gobsquad Theatre
02:19e il suo spettacolo Creation, irrefrenabile riflessione sulla vita, il tempo, l'opera d'arte e il senso del palcoscenico.
02:26Uno spettacolo che traduce la volontà del festival di essere uno spazio di desiderio, meraviglia, crocevia di dibattiti e confronti
02:33che è probabilmente la cosa migliore che ci possiamo augurare.
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