Il caso di Ilaria Salis, europarlamentare italiana minacciata di detenzione dal governo ungherese, riapre un dibattito cruciale sull’immunità parlamentare, dice Antonio Polito. Paradossalmente, la sinistra italiana, da sempre contraria all'immunità considerandola un privilegio ingiustificato, ora la invoca a difesa della sua rappresentante, ritenuta vittima di una persecuzione politica da parte di Budapest. Al contrario, Forza Italia, storicamente garantista e difensore di Silvio Berlusconi in passato da presunte persecuzioni giudiziarie, si trova divisa tra l'appoggio e la prudenza nel concedere l’immunità a Salis, mentre Fratelli d’Italia e Lega si schierano per negarla.Il caso evidenzia l’importanza originaria dell’immunità parlamentare, prevista dai padri costituenti del 1948 per proteggere i rappresentanti del popolo dai rischi concreti di persecuzioni politiche, specialmente nei confronti dei partiti di sinistra dell’epoca. Anche se successivamente modificata con un approccio più giustizialista, l’Italia mantiene oggi forme di tutela contro l’arresto senza fondati sospetti di persecuzione politica.Considerando che perfino esponenti del governo ungherese riconoscono il rischio di persecuzione nei confronti di Ilaria Salis, un garantismo serio dovrebbe guidare il voto al Parlamento europeo, sostenendo la necessità di proteggere i diritti degli eletti contro abusi di natura politica.
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