mercoledì 6 maggio 2026

Recensione: Il finale si scrive da sé


Il finale si scrive da sé 
di Evelyn Clarke

Editore: Mondadori
Prezzo Cartaceo: € 22,00
Pagine: 432

Titolo originale: The Ending Writes Itself
Traduzione: Mirko Zilahy  

Sei autori
Un'isola privata
Settantadue ore per scrivere il finale
Le vite di sei scrittori e scrittrici emergenti stanno per cambiare per sempre: un invito misterioso ed esclusivo li conduce a Skelbrae, l'isola privata al largo della Scozia dove il leggendario Arthur Fletch si è ritirato per lavorare al suo ultimo, attesissimo romanzo.
Al loro arrivo, però, scoprono che Fletch è morto e che il libro è rimasto incompiuto. Decisi a pubblicarlo comunque, l'agente e l'editore dello scrittore lanciano agli invitati una sfida impossibile da rifiutare: ciascuno avrà settantadue ore per inventare un finale degno di Fletch, vincendo così una ricompensa milionaria e un contratto da tre libri con la Merriweather Press. Un'occasione che capita una sola volta nella vita. Il riscatto che ciascuno di loro cerca dopo anni di sforzi, delusioni e rifiuti.
Isolati dal mondo, armati solo di una macchina da scrivere e di una pila di fogli colorati, i sei si ritrovano intrappolati in un vortice di ambizione, vanità e segreti. Ma i segreti, si sa, non restano mai tali a lungo, e perdere il controllo della propria storia può avere conseguenze molto pericolose.
Il finale si scrive da sé è un giallo brillante e pungente, che si diverte a giocare con i cliché dei generi letterari e i retroscena dell'industria editoriale. E, mentre i protagonisti rincorrono la fama tanto agognata, una cosa diventa sempre più chiara: se iniziare un romanzo è difficile, arrivare vivi all'ultima riga, su quest'isola, potrebbe essere la vera sfida

«In lizza per il titolo di miglior giallo del 2026.» - Stephen King
«Una fusione tra “Dieci piccoli indiani” e “Yellowface”.» - Kate Mosse
«Potrebbe ricordarvi le malizie “meta” di Anthony Horowitz.» - The Times



Sette giovani scrittori emergenti vengono convocati su un’isola privata sperduta al largo della Scozia per partecipare ad un esclusivo salotto letterario organizzato da Arthur Fletch, il più celebre autore di gialli al mondo, ricchissimo ed amatissimo dal pubblico. 
Sono tutti entusiasti all’idea di poter conoscere uno scrittore tanto famoso e di prendere parte ad un evento così esclusivo. 
Ma al loro arrivo, la verità si rivela ben diversa : Arthur Fletch è in realtà morto da un mese, lasciando il suo ultimo lavoro incompiuto, e l’esclusivo incontro è stato orchestrato dal suo agente e dal suo editor allo scopo di organizzare una competizione per completare il suo ultimo romanzo. 
I sette si trasformano così in ghostwriters e hanno 72 ore per scrivere un finale all’altezza del grande maestro e contendersi il milione di sterline in palio. 
Isolati, senza contatti con l’esterno, privati di internet e cellulari, la sfida letteraria si trasforma presto in una lotta per la sopravvivenza, quando iniziano a morire uno dopo l’altro. 

Ciò che più colpisce fin dalle prime pagine è la costante sensazione che qualcosa stia per accadere. Inizialmente tutto appare rassicurante : i personaggi sono entusiasti, forse anche un po’ troppo, di conoscersi, incontrare il loro autore preferito, e di partecipare a quello che sembra un evento super esclusivo. 
Eppure, sotto questa superficie apparentemente idilliaca, si avverte una tensione continua : l’isolamento della location, il mistero che circonda i personaggi ed una atmosfera perennemente sospesa tra calma e tempesta. Tutto lascia intuire che qualcosa di inevitabile stia per spezzare quell’equilibrio.

Anche la struttura narrativa è molto originale. Un inizio lento e molto descrittivo, con il gruppo ancora unito. Poi man mano che la storia procede, ogni personaggio a turno prende voce (prende penna!) e diventa scrittore/protagonista raccontandoci gli eventi dal proprio punto di vista. 
Un risultato dinamico ma anche volutamente ambiguo : non è mai del tutto chiaro cosa sia reale e cosa no, perché ognuno racconta la propria verità, e in fondo gli scrittori sanno bene come costruire una storia e come distorcere ciò che raccontano.

Altro aspetto interessante è la forte componente metaletteraria. Il romanzo diventa di fatto un libro che parla di libri.
Da un lato offre una interessante panoramica sui diversi generi letterari - ogni personaggio è legato ad un genere ben preciso : dal giallo al romance, dall’horror al fantasy, fino allo young adult - e mostra come questi possano essere allo stesso tempo indipendenti ma anche armoniosamente integrati tra di loro.
Dall’altro lato una analisi del mondo dell’editoria, tra scrittori, agenti letterari, editor, e tutto ciò che normalmente resta invisibile al lettore.
Un ritratto affascinante ma anche crudo della scrittura : il talento e la pressione artistica di creare, correggere, pubblicare, il peso di dover mantenere il successo, soprattutto dopo un primo libro ben riuscito. Anche se come lettori non ce ne accorgiamo, è un ambiente competitivo e spietato dove solo pochi riescono a farsi spazio. E sono probabilmente disposti a tutto pur di emergere, eliminando gli avversari. Forse anche ad uccidere? 

Durata totale della lettura: sette giorni  
Bevanda consigliata: limone e menta iced tea
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Sito dell'autore: Evelyn Clarke
« Il dolore è un dono perché ti fa arrabbiare.
Arrabbiare con chi ti ha fatto del male. Arrabbiare con il mondo.
E le persone arrabbiate lottano»


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

martedì 5 maggio 2026

Recensione: La paziente del reparto 9

 

La paziente del reparto 9
di Naomi Williams

Prezzo Cartaceo: €16,90
Prezzo Ebook: €6,99
Pagine: 288

Laura è una donna senza più ricordi. Non sa chi è. Ma potrebbe sapere chi sei tu.

Laura Winters non sa come abbia perso la memoria, né perché sia stata trovata sola e coperta di sangue. Un sangue che non è il suo. Ora è rinchiusa in un centro psichiatrico di massima sicurezza. Non c’è un corpo, non ci sono testimoni: tutto dipende da me, l’unica psicologa con cui accetta di parlare. Ho sei giorni di tempo per guadagnarmi la sua fiducia, capire cosa si nasconde dietro i suoi ricordi frammentati e, soprattutto, rimettere insieme i pezzi di ciò che è accaduto. Tra le pieghe dei racconti di una vita perfetta e di un fidanzato senza difetti, comincio a intravedere una verità più oscura. E, mentre ascolto la sua storia, emergono inquietanti somiglianze con la mia. L’uomo che Laura descrive assomiglia in modo sorprendente a mio marito. Sto entrando nella mente di una vittima, di una testimone... o di un’assassina?



Londra, Laura Winters riprende conoscenza dopo un incidente avvenuto nella sua cucina: è ricoperta di sangue, che sembrerebbe non essere il suo, ma non ci sono altre persone. Laura ha perso completamente la memoria, capita di frequente in casi del genere, si parla di stress post traumatico, un meccanismo di difesa attraverso cui il cervello protegge la tua memoria e la parte cosciente. Ma i ricordi restano vivi e vividi, sotterrati nell'inconscio, bisogna solo trovare il modo giusto per far scattare la memoria

La donna viene portata ad Heaton Place, un ospedale psichiatrico di alta sicurezza, nella speranza che Emma Best, psicologa esperta in abusi, violenza e coercizione, 
riesca, in soli sei giorni, a risvegliare la memoria di Laura. Ma Emma non è stata scelta per la sua reputazione. Laura ha esplicitamente chiesto di parlare solo ed esclusivamente con lei. Non avrebbe fatto terapia con nessun altro. Ma perché?

Le prime sedute non hanno avuto un esito estremamente positivo. Laura stessa è una psicologa e nonostante Emma faccia del suo meglio per cercare di far affiorare i ricordi nella mente della paziente partendo dal suo passato riesce ad ottenere risposte utili con difficoltà. Finché Laura non inizia a raccontare della sua ultima relazione. La donna racconta così il suo rapporto con Daniel, di come lo ha conosciuto e come fosse amorevole e premuroso, apparentemente l'uomo perfetto. Ma Emma era fin troppo consapevole che quella perfezione nascondeva qualcosa di molto più oscuro. Sapeva che Laura non stava raccontando tutta la verità su quella relazione e doveva assolutamente approfondire quell'aspetto. Man mano che passano i giorni Laura inizia a raccontare degli episodi in cui l'apprensione di Daniel appare più una forma di manipolazione e di controllo ossessivo.

Ma non è tutto, per qualche ragione Emma si convince che la paziente stia "giocando" con lei, con la sua mente. Alcuni degli episodi che Laura racconta le ricordano la sua vita, la sua relazione, o addirittura la sua carriera e la sua infanzia e tutto ciò non può essere reale. Emma deve convincersene, è un semplice caso di controtransfert come viene definito in terapia: 
si stava identificando con alcune emozioni della paziente. 
 
L'ansia di Emma è amplificata da una serie di eventi e comportamenti delle persone che la circondano:  non può usare internet, il suo cellulare è stato tenuto in custodia al suo arrivo ad Heaton Place. Nelle stanze, comprese quelle del personale, non si possono aprire le finestre, non si può muovere da sola, ogni psicologo e/o paziente è seguito da un'equipe di due inservienti per questioni di sicurezza. Riesce ad ottenere un vecchio cellulare per poter chiamare e mandare messaggi a suo marito Connor. L'unica persona che può esserle di conforto, anche perché è l'unico numero che Emma conosce a memoria. 

Connor però non risponde alle sue chiamate e questo amplifica l'ansia di Emma, avevano litigato prima che lui partisse per un viaggio di lavoro e probabilmente l'ignorare le chiamate della moglie era il suo modo di pretendere delle scuse. Ma Emma non riesce ad essere lucida al riguardo.

Il romanzo di Naomi Williams ruota attorno a due semplici domande. Che ruolo ha avuto Laura Winters in quell'episodio e cosa è successo realmente quella sera? È lei la vittima? È stata lei a ferire qualcuno o è semplicemente testimone di un qualcosa di terribile?
E funziona. Il lettore è costretto a cercare indizi di continuo per capire cosa sia successo e in che modo possono essere legate le due donne. L'ossessione di Emma per Connor che non risponde al telefono resta volutamente presente e pressante per tutto il racconto. 

C’è un momento esatto in cui ho pensato a Shutter Island, incredibile film con Di Caprio: le verità nascoste, le ossessioni, i ricordi. 
Il finale non è scontato, anche se forse mi sarebbe piaciuto un ulteriore sviluppo, ma nel complesso è un bel giallo e se ne trarrebbe sicuramente un bel film thriller psicologico! 

Nel complesso è un libro che mi è piaciuto, e che consiglio, in particolare perché tocca un tema estremamente complesso e purtroppo estremamente attuale che è quello dell’abuso e della violenza, in particolare psicologica, ma non solo, sulle donne. 

Durata  della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni

      "Perché qualcosa stava succedendo. Non era solo la mia nasi che mi portava a stabilire collegamenti dove non ce n'erano. Che mi spingeva a vedere tutto nero o a fare catastrofismo."
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 4 maggio 2026

Recensione: Devozione

 


Devozione
di Charlotte Wood

 Editore: Fazi Editore
Titolo originale: Stone Yard Devotional
Prezzo cartaceo: € 18,50
Pagine: 252
Traduzione: Manuela Francescon

Esausta e bisognosa di solitudine, una donna di mezza età abbandona il marito, gli affetti e il lavoro in una fondazione animalista senza avvertire nessuno. Fugge da Sydney per riavvicinarsi ai luoghi in cui è cresciuta e si rifugia in un piccolo convento di suore cattoliche nascosto nelle aride pianure dell’Australia rurale. Non crede in Dio, non sa cosa sia la preghiera e si ritrova a vivere questa strana esistenza solitaria quasi per caso. Nonostante ciò, il suo bisogno di pace e la sua ricerca di qualcosa di più grande che non sa ben definire la portano a scegliere di condurre proprio questa vita. Le giornate assumono una cadenza lenta, scandite da piccoli rituali e gesti ripetuti. Mentre il tempo si dilata, gli avvenimenti del passato si riaffacciano alla memoria: fatti vissuti e rimasti incompresi che, finalmente, si dischiudono. Mossa dalla strenua ricerca di un miglioramento personale e dall’ambizione di diventare una persona buona, la donna si troverà però a dover affrontare una serie di eventi sconvolgenti che minaccia di interrompere la sua ritrovata quiete.

Accolto dalla critica internazionale in maniera entusiastica, finalista al Booker Prize, tra i migliori dieci libri dell’anno per «The New York Times» e «The Washington Post»,
Devozione è un romanzo che scorre calmo come la superficie
di un fiume, ma che del fiume possiede la profondità, le correnti e i vortici. Intenso e commovente, è il libro fondamentale di una scrittrice di rara potenza, che si domanda cosa significhi ritirarsi dal mondo e quale sia l’effetto prolungato del dolore sull’animo umano.



Ed eccoci a presentarvi l'ultimo romanzo di questa straordinaria scrittrice australiana, pubblicato in Australia e Gran Bretagna nel 2024 e negli Stati Uniti nel 2025, Devozione
Un romanzo molto particolare, in cui il lettore si addentra a passo lento, ritmato e silenzioso. Mentre scorrono le pagine si dischiude un mondo quasi esclusivamente femminile, popolato in primis dalla protagonista, una donna di mezza età che senza apparente motivo esplicito decide di ritirarsi dalla sua vita precedente in un convento di suore. Inizialmente la donna visita il convento per un breve soggiorno, per poi decidere di restare. Con lei vivono un gruppetto di suore con cui la donna impara a condividere la vita quotidiana, scandita da preghiere e semplici lavori domestici, di giardinaggio e cura degli animali e pian piano quelle che inizialmente le sembravano attività assurde e immotivate, come le ore dedicate a vespri e salmi, diventano invece parte integrante delle sue giornate.
Come lettori al principio siamo tentati di scoprire quali eventi tragici nella vita della protagonista siano accaduti per giustificare questa sua scelta di vita, per poi scoprire proseguendo con la lettura che tali fatti straordinari non sono mai avvenuti, e che non serve una motivazione specifica per compiere tale scelta. Magari la donna era semplicemente stufa della vita che conduceva, e sentiva la necessità di riprendere contatto con la sua interiorità e una vita più semplice, lontana dalla mondanità, complice anche la morte dei genitori. Una scelta controcorrente, che infatti non la mette al riparo da giudizi e critiche di amici che non la comprendono, né condividono.
La donna scoprirà però presto che nemmeno il convento è un mondo senza contatti con l'esterno, e che il passato spesso ritorna, magari facendo capolino da una porta di servizio. Una vecchia compagna di scuola dal carattere imponente ripiomberà infatti nella sua vita con abiti da suora tornando in convento nientemeno che dalla Tailandia (per un'occasione tutt'altro che gioiosa che scoprirete leggendo), dandole modo di riflettere sulla sua gioventù e le ingiustizie della vita, con occhi nuovi e sinceri.
Un potente romanzo per meditare e fermarsi a pensare a come stiamo e quale direzione vorremmo seguisse la nostra vita.

Durata totale della lettura: quattro giorni
Bevanda consigliata:  caffè americano
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni



"Mia madre diceva che tutto ciò che è stato vivo deve tornare alla terra. [...] 
Serve solo tempo, e natura. Tutto ciò che ha vissuto può tornare utile, diceva mia madre, e da morto diventa nutrimento. 
Non ho mai conosciuto nessuno che avesse lo stesso rispetto per la terra."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

giovedì 30 aprile 2026

Review Tour: Nate dalla tempesta

Uscito da pochi giorni in tutte le librerie, il nuovo libro di Alessia Coppola "Nate dalla tempesta" ci porta tra tradizioni ancestrali e legami famigliari attraversando un secolo di storia. Con questo Review Tour, esce oggi, assieme ad altri blog, la recensione di questa potente storia. 

Nate dalla tempesta
di Alessia Coppola

Editore: Fazi Editore
Prezzo Cartaceo: € 18,50
Prezzo eBook
€ 9,99
Pagine: 432

Due famiglie legate al mare e alla terra.
Tre donne unite da una maledizione.

Salento, primi del Novecento. Alla vigilia dell’Immacolata, Cosma Guadalupi perde il marito in una notte di tempesta. Mesi dopo nasce Minerva, la loro ultima figlia, che tutti chiamano Mina. Fin dal principio, Mina si dimostra diversa dalle sorelle, poiché porta in sé i doni della nonna masciara, Nilde, la strega alla quale il paese si è sempre rivolto per guarigioni e malefici. Ribelle e oscura per natura, Mina è esclusa dalle altre bambine e allontanata da Cosma. Gli anni trascorrono nel casolare dei Guadalupi, che assiste a guerre e tumulti. Mina intanto diventa una giovane donna, e incontra Vincenzo Malerba, con cui avrà dei figli e il cui destino sarà legato al mare. La loro ultimogenita, Rosa, deciderà di non rassegnarsi alla sofferenza che ha segnato tutte le donne Guadalupi, a partire dall’antenata Almuneda. Prenderà in mano la propria vita e lascerà il paese per sottrarsi alla madre e alla miseria.

Alessia Coppola, con uno stile ricco e avvolgente, riflette sul legame profondo tra donne diverse ma unite da segreti inconfessabili e ci regala un romanzo impetuoso e viscerale sul destino che sembra già scritto e sul coraggio che a volte ci permette di cambiarlo. Una storia su un’eredità antica che si trasmette di madre in figlia, ambientata in un Salento misterioso e primordiale in cui vita e morte seguono le sempiterne regole della natura.



..."A volte mi soffermo a pensare che la mia vita sia stata costellata da donne, come corpi celesti in un firmamento nero, alcune forti, altre fragili. Chi mi ha ispirato, chi mi ha ferito. Ma sono le donne che mi hanno portato qui, ciascuna di loro, soprattutto mia madre."...

Sono le donne a tenerci incollate alle pagine di questo libro e a dettare le sorti, a tracciare solchi nelle vite delle persone che attorno a esse gravitano da cui è difficile uscirne. Siamo in terra pugliese, a Carovigno, un piccolo Comune non troppo lontano dal mare e dalla città, ma abbastanza lontano da tutto per essere esso stesso vittima delle tradizioni e superstizioni di un tempo. Qui troviamo la famiglia Guadalupi a cavallo tra i due conflitti mondiali, ma anche a cavallo tra due mondi: quello della vita e quello della morte. 

...«Imparerai che niente è giusto. Siamo femmine, Eloi'», continuò sua madre.
«E chi lo dice?», intervenne Mina.
«È la legge del mondo, la legge degli uomini».
«E quella delle donne che dice?».
«Non dice, non esiste.»...

In una realtà popolare e ferma nel tempo, in cui domina la legge degli uomini, le donne della dinastia Guadalupi lottano per trovare un posto nel mondo. Se la presenza maschile nel romanzo di Alessia Coppola è destinata a perdersi immediatamente tra i non vivi o a restare nell’ombra del mondo delle femmine, queste ultime le vediamo intente, di generazione in generazione, a gestire il peso di un’eredità non richiesta: il legame della masciara. Figura stregata e sensitiva, capace di vedere nel futuro e parlare con gli spiriti, di leggere le carte e di presagire i drammi degli eventi. Temuta e cercata, per conoscere i segreti dell’attesa o per provare a cambiarli. Non si può sfuggire all’essere masciara: infatti, le donne della famiglia toccate da questa eredità sentono un mondo amplificato dalle presenze dei morti del passato e del futuro. Segnate, vengono emarginate anche dai loro stessi legami affettivi, impauriti da quel potere difficile da comprendere, ed emarginate per volontà propria. Il peso delle brutte notizie è un macigno che inaridisce i cuori, ci si sente colpevoli senza esserlo stati realmente, solo per aver visto prima di altri quello che attendeva il domani. 

...«Odio la mia famiglia», sbottò, la testa sulle ginocchia della zia.
«Rose', l'odio diventa un nocciolo duro che ti cresce nel petto fino a che ti riempie e senti solo quello. Da’ retta a zia, l'odio è una brutta cosa. Io lo conosco bene. Non diventare come me, o come tua madre.»
«Perché lei è così? Sembra fatta di acciaio, non sente niente.»
«È fatta di acciaio perché ha conosciuto inferni che tu non conosci.»
«Che cosa vuoi dire?»
«Il dolore, Rosa, crea due tipi di persone. O le fa diventare compassionevoli e miti o le sgretola e ci fa una poltiglia.»...

Così conosciamo le masciare del romanzo: Nilde, Minerva, Rosa e Nives. Ognuna vive la sua eredità in maniera diversa, traendone benefici o sciagure, abbracciandola o rifuggendola con il timore di non replicare quei riti antichi. Accanto a loro anche le altre donne della famiglia: Cosma, Dorotea, Eloisa, Amaranta, Agata, Porzia, Liliana, Azzurra, Angela. Ci raccontano cosa vuol dire stare accanto a quel potere ancestrale nelle diverse sfaccettature dei loro comportamenti, pronte a sbattere porte in faccia o ad aprirle per lasciare spazio alla cura dell’affetto sincero. 

Da prima della grande guerra fino ai giorni nostri, la Coppola ci conduce attraverso un secolo di storie fittamente intessute, di cui quello che leggiamo però è solo un piccolo spiraglio sulla complessità dei personaggi: al lettore è lasciato il compito di indagare e immaginare per comprendere appieno (ri)sentimenti e pensieri che questi universi femminili rappresentano. Con uno stile ricco e avvolgente come i migliori romanzi famigliari, veniamo inghiottiti dalla polvere calda del Sud, ma anche dalle pungenti difficoltà dell’arida terra. Una morsa da cui è difficile staccarsi, desiderosi di andare nelle viscere dei legami e dei segreti di queste donne così diverse, così unite.

Durata totale della lettura: 5 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: caffè
Formato consigliato: ebook
Età di lettura consigliata: dai 16 anni

Visitate i blog che hanno partecipato a questo speciale per conoscere anche le loro opinioni.


      "Mi chiedo se è vero che le anime si incontrano in un altro posto dopo la vita, se quando sarà finito il mio viaggio terreno ritroverò mia madre. Che cosa ci diremo? Continueremo a ferirci? O forse ci sarà concesso di riavvolgere la pellicola della nostra esistenza e ricominciare da capo, lei e io, Minerva e Rosa." 


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio.

martedì 28 aprile 2026

Recensione La ragazza di Cinecittà

 

La ragazza di Cinecittà
di Silvia Cinelli

Editore: Rizzoli
Prezzo cartaceo: € 18.00
Pagine: 384

Filomena ha un sogno: diventare attrice. Ma al Quadraro, una borgata povera di Roma, è cresciuta in fretta, e a quasi quattordici anni serve già ai tavoli di un’osteria. Unico svago, i film coi suoi divi del cuore che guarda al cinema di quartiere: il biglietto costa, certo, ma a Filomena non mancano le risorse per infilarsi in sala e godersi la magia. È il 1937, e ci pensa il destino ad aiutarla, quando in osteria si presenta un uomo elegante e dallo sguardo volitivo, diverso dagli altri clienti. Si chiama Luigi Freddi, e poco lontano da lì ha dato l’avvio ai lavori per la costruzione di Cinecittà, la Hollywood sul Tevere che rifonderà l’industria del cinema italiano. È lui a offrirle, in un fugace incontro, la vera occasione di avvicinarsi al mondo del cinema, una calamita per quella ragazza ambiziosa e sfrontata, che si mostra subito disposta a tutto per esserne parte. Così, tra set monumentali e teatri di posa, camerini e attrici bizzose, Filomena sgomita per farsi conoscere, mentre le sfilano davanti i volti di future stelle come Alberto Sordi e Doris Duranti, Anna Magnani e Vittorio De Sica. Ma con l’avvento della guerra, mentre il regime s’illude di costruire un impero di celluloide, tutto crolla, i teatri di posa vengono depredati e Filomena dovrà scegliere se farsi abbagliare dalla “fabbrica dei sogni” o restare fedele a se stessa, se abbandonarsi all’amore che distrugge o a quello che salva. “La ragazza di Cinecittà” è un romanzo di riscatto e passione, capace di restituirci, attraverso gli occhi di una protagonista irresistibile, il momento epico in cui è nato il grande cinema italiano.

Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma che riescono a riportarti dentro un’epoca, con i suoi sogni, le sue contraddizioni e la sua atmosfera. La ragazza di Cinecittà di Silvia Cinelli è proprio uno di questi: un romanzo che intreccia la nascita del grande cinema italiano con la vita di una giovane ragazza determinata a cambiare il proprio destino.

La protagonista, Filomena, cresce al Quadraro, una borgata povera di Roma dove l’infanzia finisce presto e si impara a sopravvivere ancora prima di sognare. Appena adolescente lavora già in un’osteria, ma dentro di lei coltiva un desiderio più grande della realtà che la circonda: diventare attrice. Il cinema per lei non è solo evasione, è una promessa di libertà, un modo per immaginare un’esistenza diversa. Anche quando le possibilità sono poche, Filomena riesce sempre a ritagliarsi un momento per entrare in sala e lasciarsi travolgere dalla magia dello schermo.

Nel 1937 un incontro cambia il corso della sua vita. Nell’osteria in cui lavora entra Luigi Freddi, figura realmente esistita e legata alla nascita di Cinecittà durante il periodo fascista. Da quel momento Filomena si avvicina a un mondo che aveva sempre osservato da lontano. È l’inizio del suo percorso all’interno degli studi cinematografici, tra set imponenti, camerini affollati, attrici famose e aspiranti attori col desiderio di emergere.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è senza dubbio la ricostruzione storica. Silvia Cinelli riesce a restituire con grande precisione e sensibilità la Roma degli anni Trenta e Quaranta, facendo percepire al lettore l’atmosfera di Cinecittà nei suoi primi anni di vita. Durante la lettura si ha davvero la sensazione di muoversi tra i set, osservando da vicino figure che hanno fatto la storia del cinema italiano come Anna Magnani, Alberto Sordi e Vittorio De Sica.

Filomena è una protagonista complessa, istintiva, ambiziosa e a tratti scomoda, ma proprio per questo estremamente vera. Il suo desiderio di riscatto e la sua passione la rendono immediatamente vicina al lettore. Nel corso della storia dovrà affrontare delusioni, amori, scelte difficili e soprattutto la devastazione della guerra, che segna profondamente non solo la sua vita, ma anche il sogno collettivo del cinema italiano.

Lo stile dell’autrice è uno degli elementi che colpisce di più: scorrevole, coinvolgente e molto visivo. Le scene prendono forma in modo quasi cinematografico, come se scorressero davanti agli occhi. Ogni personaggio, ogni ambiente e ogni emozione risultano credibili e ben costruiti, rendendo la lettura immersiva dall’inizio alla fine.

Per me è stata una scoperta davvero piacevole e sono curiosa di recuperare anche L'elisir dei sogni, bestseller dell'autrice uscito nel 2023. È uno di quei libri che lasciano qualcosa, perché non si limitano a raccontare, ma accompagnano dentro una storia che si vive.

La lettura è stata resa ancora più significativa grazie alla presentazione organizzata da Rizzoli nella mia città, Torino, presso il Museo Nazionale del Cinema. La visita guidata è stata un’esperienza particolarmente coinvolgente ed emozionante: attraversare le sale del museo mentre il romanzo prendeva vita tra immagini, riferimenti e atmosfere ha reso tutto ancora più intenso. Silvia Cinelli, presente durante il percorso, ha arricchito il racconto con aneddoti e curiosità legati ai personaggi del libro e al contesto storico, permettendoci di entrare ancora di più nel mondo narrato.

Un ringraziamento speciale vanno a Silvia Cinelli e a Rizzoli per aver creato un evento così curato e immersivo, capace di unire letteratura, cinema e memoria storica in modo autentico.

Forse è anche per questo che il romanzo mi ha colpito così tanto: da chi ama il cinema è difficile non lasciarsi conquistare da una storia che ne racconta le origini, i sogni e le contraddizioni. Tra queste pagine si respira tutta la magia della settima arte, ma anche la sua parte più dura e reale.

La ragazza di Cinecittà non è solo un romanzo sul cinema, ma una storia di crescita, riscatto e passione. Un viaggio tra desiderio di libertà, amore e ricerca della propria identità.

Un libro che consiglio a chi ama i romanzi storici, le protagoniste femminili forti e il fascino senza tempo del cinema italiano.

Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: un calice di prosecco
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: L'elisir dei sogni di Silvia Cinelli




«Certe volte non te pare che il cinema, a farlo, è meno che a vederlo?»


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 27 aprile 2026

Recensione: Una Cenerentola in prima classe

 


Una Cenerentola in prima classe

di Rebecca Hope e Tatiana Ohnyeva 

Prezzo Cartaceo: €12,90
Pagine: 320
Titolo originale: First Class Cinderella
Traduzione a cura di: Valerio Copponi

L’esordio più atteso in Inghilterra.

Un bestseller annunciato.

Una storia d’amore sorprendente per chi ha amato Il Diavolo veste Prada.

Una ragazza determinata. Una Birkin rarissima. Un’unica missione: arrivare al Met Gala senza intoppi.

Iconico come Il Diavolo veste Prada, irriverente come Sex and the City


Ava Cunningham ha un problema. Anzi, diciamo pure una montagna di problemi, ma quello più urgente è questo: deve portare una borsa Birkin Himalayan Imperial da un milione di sterline fino al Met Gala. Intera. Senza graffi. Senza perderla. E possibilmente senza avere un esaurimento nervoso lungo il tragitto. Perché quando sei una personal shopper nel grande magazzino più esclusivo del mondo, Beaufort & Bond, il tuo lavoro non è solo scegliere vestiti. È salvare matrimoni spedendo ciambelle glassate in Oman su un jet privato, procurare rotoli di carta igienica monogrammati, vendere fucili a uomini discutibili e persino trovare una carrozzina in oro 24 carati con manici tempestati di zaffiri rosa. In pratica, sei una fata madrina. Peccato che Ava sia più Cenerentola: impeccabile all’apparenza, ma piena di debiti. La missione Birkin per lei potrebbe essere la svolta. Prima, però, deve affrontare un volo Londra-New York con la borsa più rara e desiderata al mondo senza che succeda nulla di catastrofico. Ora dopo ora, mentre l’aereo si avvicina a New York, la tensione sale sempre di più e Ava stringe la Birkin come fosse il suo unico scudo contro il caos. Non sa ancora che, proprio come una moderna Cenerentola, sta correndo verso il suo gran ballo. E forse, tra dogane, taxi e tappeti rossi, il suo principe azzurro non arriverà con una scarpetta di cristallo, ma con un sorriso sfrontato e un cappellino da baseball...


Una Cenerentola in Prima Classe di Rebecca Hope e Tatiana Ohnyeva è uno di quei romanzi che, dietro una trama apparentemente leggera, nasconde una riflessione più profonda su identità, riscatto e desiderio di appartenenza.

La storia si muove lungo il filo di una trasformazione non solo esteriore, ma soprattutto interiore che richiama volutamente l’immaginario della fiaba di Cenerentola, trasportandolo però in un contesto contemporaneo fatto di opportunità, ambizione e contrasti sociali. Il viaggio della protagonista non è semplicemente un’ascesa verso una realtà più privilegiata, ma un percorso più complesso, in cui ogni conquista porta con sé nuove domande.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è proprio il modo in cui le autrici lavorano sul tema dell’apparenza. Nulla è davvero come sembra, e ciò che inizialmente appare come un sogno realizzato si rivela gradualmente più sfaccettato. In questo senso, il libro invita a interrogarsi su cosa significhi davvero “arrivare” e su quanto il cambiamento possa incidere sulla propria autenticità.

Lo stile è scorrevole e accessibile, ma non superficiale, la narrazione riesce a mantenere un buon equilibrio tra leggerezza e introspezione. I dialoghi contribuiscono a rendere vivida la storia, mentre la costruzione dei personaggi punta più sull’immediatezza emotiva che sulla complessità psicologica, scelta che rende il libro particolarmente adatto a una lettura coinvolgente.

Se da un lato alcune dinamiche possono risultare familiari, soprattutto per chi conosce bene il genere, dall’altro il romanzo riesce comunque a distinguersi per il suo sguardo attento alle implicazioni più intime del cambiamento. Non è solo una storia di trasformazione, ma anche una riflessione sul prezzo che spesso questa comporta.

Una Cenerentola in Prima Classe è quindi una lettura consigliata a chi cerca una storia capace di intrattenere senza rinunciare a qualche spunto di riflessione, soprattutto per chi ama i racconti di crescita personale inseriti in contesti contemporanei e riconoscibili.


Durata  della lettura:  Sette giorni
Bevanda consigliata: Tè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Il diavolo veste Prada di Lauren Weisberger




   “Dietro ogni sogno realizzato si nasconde sempre un prezzo da pagare.” 


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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