28/03/20

#iorestoacasa 3) E poi ci sbatti la faccia

Prima la notizia di un parente stretto che vive nell'hinterland milanese e che sembrava avesse contratto il virus (allarme fortunatamente rientrato), poi la telefonata con un'amica che vive e lavora a Milano. 
"Disperata" è la parola che continuava a frullarmi nella testa mentre lei parlava: i suoi racconti, il tono di voce stanco e rassegnato, la voce che tratteneva a stento il pianto.
Non erano più le immagini e le notizie tristi degli organi di informazione, all'improvviso è diventato tutto reale in maniera dolorosa. 
Qui da noi il contagio è ancora contenuto, la vita procede abbastanza serena nonostante la reclusione forzata anche se cominciamo a interrogarci sulla durata delle restrizioni e sui tempi che verranno a livello economico e lavorativo.
Non ho voglia di raccontare aneddoti stavolta, li conservo per il prossimo post.
Per questa settimana voglio solo aggrapparmi al senso di gratitudine per la convivenza serena che stiamo trascorrendo in famiglia.

21/03/20

#iorestoacasa 2) E' tutto vero

E' la frase che mi viene in mente al mattino appena sveglia, forse inconsciamente durante la notte il mio cervello si convince che sia tutto un sogno,  
Il primo input è quello di rimanere nascosta sotto le coperte, poi mi spingo fuori dal letto.

Mi sono autoimposta delle piccole regole che mi aiutano ad affrontare meglio le giornate:

  • Lasciare puntata la sveglia del mattino
  • Non rimanere in pigiama
  • Tenere in ordine e pulita la casa
  • Informarmi sull'andamento dell'epidemia solo un paio di volte al giorno e solo su determinate testate, non ho bisogno di notizie infondate o allarmistiche: la situazione è abbastanza schifosa di suo.
  • Evitare, sui social, quegli account che si stanno rivelando rabbiosi e rancorosi; su Twitter non vado più dall'inizio del mese e su Instagram ho diminuito il numero dei following. 
  • Mi impegno a cercare sul web e nella vita reale delle piccole cose belle.

Sul fronte familiare la convivenza procede bene anche se qualche segno di cedimento si è verificato: 
Sid che attraversa il corridoio camminando come il gobbo di Notre Dame o che imita il verso dei delfini, TralAlì che guarda la tv seduta a testa in giù sul divano o che si trucca per passare il tempo.

Ci sono anche i momenti che ti sbattono in faccia l'assurdità di quello che stiamo vivendo: l'altoparlante della protezione civile che invita a stare a casa (va be' che la prima volta ero mezza addormentata e mi sono incazzata perché credevo fosse l'arrotino), la riflessione su quante cose davamo per scontate, il magone che mi ha riempito gli occhi di lacrime quando ho visto per la prima volta la Via Libertà senza auto e con pochissime persone, i dubbi su come dovremo comportarci una volta finita l'emergenza (mi auguro che il ritorno alla normalità avvenga gradualmente).
E infine il senso di impotenza che ti assale quando una persona cara viene colpita da un lutto e non puoi andare oltre la telefonata o quando un'amica, a causa di tutte le restrizioni in corso, si ritrova a vivere come un incubo quello che di solito è uno dei momenti più belli nella vita di una donna.

Di questa seconda settimana voglio salvare l'emozione delle piccole belle notizie ricevute da persone a me care e questa frase di Giovanni Falcone.





14/03/20

#iorestoacasa 1) Stai ferma lì e non ti muovere!

E' quello che ripeto all'ansia che in questi giorni cerca di farsi largo a gomitate.
Sono impegnata a schivare le notizie inutilmente allarmistiche mentre insieme con tutta la famiglia cerchiamo di adattarci alle indicazioni necessarie a contenere il contagio anche se non siamo in zona rossa.
Anche qui palestre chiuse, scuole chiuse, si cerca di stare in casa ed evitare luoghi affollati.
Si rinuncia agli incontri con gli amici e si evita di andare dalle nonne.



L'inizio di questo post l'avevo scritto lunedì pomeriggio, prima che l'intero territorio nazionale diventasse zona protetta, prima che le restrizioni diventassero ancora più restrittive, prima che prendessi l'abitudine della tisanina rilassante della sera altrimenti col cavolo che riesco ad addormentarmi.
L'ansia oramai mi si è appollaiata sulla spalla e lì vive  tranquilla (l'ansia non è ansiosa). 


Siamo tutti in casa a studiare e lavorare on line, anche il bello ha rinunciato a percorrere le poche centinaia di metri che lo separano dall'ufficio.
La convivenza è abbastanza serena, ogni tanto c'è qualche scatto di nervi ma niente di tragico. 


I ragazzi si sono adattati abbastanza bene alle restrizioni e alla clausura, almeno per questa prima settimana, tra allenamenti fitness casalinghi (per lui) e immancabile beauty routine (per lei), incursioni estemporanee tra forno e fornelli, maratone di serie tv su Netflix, lezioni on line e lauree di amici in streaming le loro giornate trascorrono abbastanza agevolmente.


Marito (un po' germofobico ma si sta rassegnando) passa la mattina e gran parte del pomeriggio tra telefonate, conference call, telefonate, discussioni su whatsapp e telefonate; il salotto è la sua base operativa e il balcone la zona telefonate.
Non ho ancora capito se si è reso conto che, con il silenzio di questi giorni, le voci si sentono a grande distanza e che tutto il vicinato è al corrente dei suoi affari.


La città è silenziosa in maniera inusuale considerato che viviamo a pochi metri da una delle strade centrali. 
Questo silenzio mi destabilizza, non capisco "ad orecchio" se le finestre di casa sono aperte o chiuse e sono costretta a guardare l'orologio per sapere che ora sia, io che con inquietante approssimazione riuscivo a capirlo, di giorno e di notte, basandomi sui rumori provenienti dalla strada.


Mi ero ripromessa di dedicare ai miei hobby quelli che vedevo come giorni di noia:  ricamo, uncinetto, lettura, serie tv… invece sbrigo il lavoro d'ufficio, cerco di mantenere la casa più in ordine e pulita del solito, ne approfitto per fare un tantino di decluttering ogni giorno, e poi lava, stira, cucina, telefonate e video chiamate con madre (che già non usciva da 15 giorni perché era stata raffreddata) e con fratello (dalle sue parti la clausura è iniziata una settimana prima) per sentirci più vicini, messaggi nelle varie chat di gruppo per tenerci un po' su anche se siamo distanti.
Insomma mi ritrovo a sera che sono talmente stanca che non riesco a far altro che spalmarmi sul divano e fingere di guardare la tv mentre con un occhio già dormo.


Da un lato è una cosa positiva perché le giornate trascorrono abbastanza in fretta, dall'altro un po' meno: il pensiero che domani e domani ancora, fino al 3 aprile se tutto va bene, saranno uguali ad oggi mi butta giù.




Cerco di affrontare un giorno per volta, di tenermi in contatto con le amiche, alcune hanno seri problemi di salute resi ancora più problematici dall'emergenza sanitaria in corso, altre hanno figlie e figli "bloccati fuori" alcuni anche all'estero.
C'è un sottile filo di solidarietà che corre tra di noi, parole taciute per non aggravare ulteriormente il peso dell'anima, battute per alleggerire la tensione, consigli per affrontare momenti di sconforto ma ci siamo le une per le altre in maniera discreta e costante, pronte a condividere le buone notizie, che in questi giorni sono merce rara, per farci forza a vicenda.


Di questa prima settimana di clausura voglio salvare questo strano silenzio, la forza della solidarietà femminile, la gioia suscitata dal messaggio vocale di un'amica che annuncia che della sua leucemia non resta traccia =)

foto presa dal web