15/07/20

DIETA VIRTUALE E PESCI EXTRACOMUNITARI

La dieta virtuale la conosciamo tutti, è quella che parte il lunedì futuro di una settimana imprecisata, di un mese sconosciuto, di un anno non meglio identificato. 
E’ quella che marito (e non solo il mio da quanto risulta da un confronto tra amiche su whatsapp) invoca puntualmente alla fine di un pasto luculliano e che dimentica sistematicamente al pasto successivo salvo poi lamentarsi della quantità di cibo ingerito.
E’ quella che “voglio mangiare leggero” ma qualsiasi proposta di pasto leggero viene cassata con scuse pretestuose e notevole esaurimento della pazienza della moglie; un po’ come i bambini quando ti dicono che hanno fame ma fame di gelato!
Ognuna di noi attua delle strategie personali per evitare di soccombere alle paturnie alimentari del coniuge, la mia è quella di non anticipare cosa cucinerò in modo da evitare brontolii e proposte sconclusionate; la lamentela arriverà lo stesso davanti al piatto ma a quel punto i giochi sono fatti e, come dicevano le nonne, “o ti mangi la minestra o ti butti dalla finestra”.
Il Bello ha scoperto un nuovo macellaio e lunedì ha comprato una imbarazzante quantità di carne, gran parte è stata stipata nel congelatore e il resto è stato consumato a cena al termine della quale se ne esce con la dichiarazione apocalittica: “per un paio di settimane non voglio mangiare carne!”.
Nel mio cervello gli gnomi malefici urlavano come ossessi “e allora perché czz hai comprato carne per un reggimento?”
Veniamo alla cena di martedì, so che non ama le uova e decido di comprare due saraghi che (zitto tu e zitta io) decido di cucinare in forno al cartoccio.
Ci sediamo a tavola, i saraghi sprigionano un delizioso profumo di pesce ed erbe aromatiche e comincia una bella conversazione surreale (lui tono inquisitorio e sospettoso, io tra l’irritato e il rassegnato):
“dove li hai comprati?”
“al banco pesce del supermercato X”
“…” (faccia di lui un po’ schifata)
“fammi una cortesia, prima mangialo e poi casomai lamentati”
“non credo che siano saraghi, troppo grossi”
“lo scopriremo solo mangiando”
“ma con tutti i pescatori…”
“lo sai che il pescivendolo del supermercato mi da solo roba buona” *
“sicuramente non è pesce locale”
“non gli ho chiesto la carta d’identità”
“sicuramente sono pesci tunisini”
“non lo so Furio**, il pesce era già morto e non abbiamo potuto fare conversazione!”
Ha mangiato senza lamentarsi quindi sono sicurissima che fosse sarago, buono e fresco 😉

*il pescivendolo è un simpaticissimo signore rumeno che sa perfettamente che in nessun caso deve farmi fare cattiva figura con mio marito, quando arrivo al banco è lui a dirmi tra quali pesci scegliere.

**Quando lo chiamo Furio capisce che è il momento di smetterla di rompere le scatole. Allego foto di Furio e Magda



09/07/20

Luglio

Tra discese settimanali in città e fioriture esagerate di piante grasse (marito le ama e le loro ricambiano in maniera incondizionata) il mese di giugno è praticamente volato.
Si sta confermando un'estate anomala: poca gente in giro, niente sagre, una spensieratezza contenuta.
Io sto cominciando a reagire all'apatica immobilità che mi trascinavo appresso da marzo e ho ripreso le sessioni mattutine di camminata sportiva, le sei del mattino è l'orario che preferisco: nessuno in giro, l'aria ancora fresca della notte, i colori ancora pallidi. Ho aggiunto anche delle sessioni di pilates fatte in casa (e sempre sia lodata l'app Decat'Coach) e un ridimensionamento nelle porzioni dei pasti.
L'umore è ancora ballerino soprattutto perché gli ultimi 10 giorni non sono stati dei migliori.
Un lutto ci ha colpiti, uno di quelli che sai già che arriveranno e che speri arrivino in fretta, perché alcune malattie sono più bastarde di altre e consumano la dignità della persona in modi che preferiresti non conoscere e ti rendi conto che solo la morte può restituire pace e serenità alla persona ammalata e ai familiari.
Sul fronte sociopatia le cose non sono molto migliorate, durante la veglia funebre ho avuto (più di una volta) l'impulso di "tumpuliàre" (prendere a ceffoni) alcune persone ma sono stata brava e non solo ho tenuto a posto le mani ma anche la lingua biforcuta.
Vi lascio con la foto scattata al volo in autostrada (no, non guidavo io. Si, ho usato un filtro!)