La dieta virtuale la conosciamo tutti, è quella che parte il lunedì futuro di una settimana imprecisata, di un mese sconosciuto, di un anno non meglio identificato.
E’ quella che marito (e non solo il mio da quanto risulta da un confronto tra amiche su whatsapp) invoca puntualmente alla fine di un pasto luculliano e che dimentica sistematicamente al pasto successivo salvo poi lamentarsi della quantità di cibo ingerito.
E’ quella che “voglio mangiare leggero” ma qualsiasi proposta di pasto leggero viene cassata con scuse pretestuose e notevole esaurimento della pazienza della moglie; un po’ come i bambini quando ti dicono che hanno fame ma fame di gelato!
Ognuna di noi attua delle strategie personali per evitare di soccombere alle paturnie alimentari del coniuge, la mia è quella di non anticipare cosa cucinerò in modo da evitare brontolii e proposte sconclusionate; la lamentela arriverà lo stesso davanti al piatto ma a quel punto i giochi sono fatti e, come dicevano le nonne, “o ti mangi la minestra o ti butti dalla finestra”.
Il Bello ha scoperto un nuovo macellaio e lunedì ha comprato una imbarazzante quantità di carne, gran parte è stata stipata nel congelatore e il resto è stato consumato a cena al termine della quale se ne esce con la dichiarazione apocalittica: “per un paio di settimane non voglio mangiare carne!”.
Nel mio cervello gli gnomi malefici urlavano come ossessi “e allora perché czz hai comprato carne per un reggimento?”
Veniamo alla cena di martedì, so che non ama le uova e decido di comprare due saraghi che (zitto tu e zitta io) decido di cucinare in forno al cartoccio.
Ci sediamo a tavola, i saraghi sprigionano un delizioso profumo di pesce ed erbe aromatiche e comincia una bella conversazione surreale (lui tono inquisitorio e sospettoso, io tra l’irritato e il rassegnato):
“dove li hai comprati?”
“al banco pesce del supermercato X”
“…” (faccia di lui un po’ schifata)
“fammi una cortesia, prima mangialo e poi casomai lamentati”
“non credo che siano saraghi, troppo grossi”
“lo scopriremo solo mangiando”
“ma con tutti i pescatori…”
“lo sai che il pescivendolo del supermercato mi da solo roba buona” *
“sicuramente non è pesce locale”
“non gli ho chiesto la carta d’identità”
“sicuramente sono pesci tunisini”
“non lo so Furio**, il pesce era già morto e non abbiamo potuto fare conversazione!”
Ha mangiato senza lamentarsi quindi sono sicurissima che fosse sarago, buono e fresco 😉
*il pescivendolo è un simpaticissimo signore rumeno che sa perfettamente che in nessun caso deve farmi fare cattiva figura con mio marito, quando arrivo al banco è lui a dirmi tra quali pesci scegliere.
**Quando lo chiamo Furio capisce che è il momento di smetterla di rompere le scatole. Allego foto di Furio e Magda

